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BACCO IN SARDEGNA

Il culto di una divinità molto famosa, di origine anatolica e assai probabilmente lidia, risulta entrato nella Sardegna antica e addirittura allunga le sue propaggini nella Sardegna attuale: Bacco, il dio del vino.

Oltre che sicuri ritrovamenti archeologici relativi a questo dio,molto notevole è in Sardegna la venerazione di uno strano santo cristiano,Bakis (latinizzato in Bachisius), del quale non si trova alcuna notizia nel Martyrologium Romanum. Esso dovrebbe corrispondere a uno dei tre santi che dalla Bibliotheca Sanctorum sono ricordati col nome di Bacco e che sarà arrivato in Sardegna anche prima 0 durante la dominazione bizantina. Senonché, per ragionilinguistiche e per ragioni etnografiche si intravede abbastanza chiaramente che la figura e il nome di questo santo cristiano si sono inseriti e fusi  sincretisticamente con quelli del precedente dio pagano del vino. Allorquando gli imperatori romani si impegnarono nella lotta al paganesimo e con i loro editti contro i seguaci di queste divinità.

Sul piano linguistico infatti c'è da precisare che il nome sardo Bakis non corrisponde esattamente alla forma greca né a quella latina del nome di Bacco,mentre corrisponde meglio alla forma lidia "Baki". Ed anche i suoi diminutivi sardi, Bakilli, Baghilli, Bakkillodde, corrispondono esattamente al lidio bakillis «bacchico», con un suffisso che sicuramente è anche tirrenico e protosardo.

Sul piano etnografico innanzi tutto molto notevoli e perfino stupefacenti sono alcune raffigurazioni che si trovano nella chiesa di Bolotana (NU) dedicata al suo patrono santu Bakis e terminata appena nel 1594: sulla facciata esterna e anche nei capitelli dei pilastri interni si trovano in bassorilievo figure di  danzatori, uomini e donne, e i maschi hanno i genitali scoperti.

Oltre a Oltre a ciò, al culto di santu Bachis è connessa la credenza di donne che sarebbero possedute o invasate dal santo e come tali sarebbero considerate e visitate dalle altre donne con devozione; ed è un ricordo abbastanza evidente delle Baccanti o Menadi possedute o invasate dal dio Bacco.

Ma ancora più interessante e quasi incredibile era un'usanza documentata fino apoco più di 50 fa in alcuni villaggi della Barbagia (Olzai e Mamoiada): in occasione dell'impianto di una nuova vigna, al quale venivano invitati tutti i parenti e amici del padrone, costui, alla fine della giornata di lavoro, veniva preso di forza e sottoposto anche a grossolani scherzi a carico dei genitali. Dopo, legato strettamente e adornato di edera, di foglie di altre piante e di fiori campestri,veniva trascinato a casa sua, dove la moglie procedeva al "riscatto del prigioniero"con una prima offerta di vino e di dolci ai sequestratori. La festa poi terminava con una abbondante cena fino a tarda notte con canti e risa. Ebbene, in questa usanza è facile trovare stringenti connessioni col racconto del rapimento del giovane Bacco da parte di pirati "tirreni" (non si trascuri questo particolare!),racconto tramandato dallo pseudo-omerico Inno a Bacco, nel quale si ha pure la più antica citazione dei Tirreni. Anche in questo racconto infatti risulta che da una parte Bacco viene preso a forza e legato strettamente all'albero della nave,dall'altra i pirati tirreni procedono al rapimento in vista di un "riscatto"da chiedere ai genitori del rapito. La sua liberazione poi avviene con una seriedi prodigi, quando i legami che lo avvincono all'albero della nave si mutano intralci di vite e di edera e in fiori.

Infine è notevole un bronzetto nuragico rinvenuto a Ittiri (SS) che raffigura un individuo col fallo eretto (itifallico) e che suona il flauto doppio, di probabile  origine lidia, simile alle launeddas sarde, l'antichissimo flauto triplice: si tratta chiaramente di uno dei Satiri o Sileni, pur’essi itifallici e suonatoridi flauti, che facevano parte del corteo di Bacco. 

La presenza di questi esseri mitologici nella Sardegna antica è probabilmente confermata anche dal toponimo
odierno Silenu di Ploaghe (SS).

   

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